Agilità organizzativa e settore sociale

Per “settore sociale” intendo un ombrello che ricopre una serie di organizzazioni che possono essere no-profit, non governative, pubbliche e culturali.

Come tanti ho sempre e solo beneficiato oppure sostenuto di questo tipo di organizzazioni, occasionalmente lamentandomene: ma non è mai state l’oggetto delle mie attività professionali. È inutile nascondersi, come la maggior parte di noi, lavoro, ho sempre lavorato e preferisco lavorare nel settore privato: c’è più domanda diretta, ci sono più soldi, c’è più varietà, ci sono dinamiche riconoscibili e facilmente navigabili, e, in ultima istanza, è ritenuto più facile misurare i risultati e dimostrare il proprio valore e contributo.

La settimana scorsa ho parlato con una persona che gestisce una associazione no-profit e che organizza eventi culturali: ha saputo descrivermi con precisione, in più di una occasione, cos’è per la sua associazione un evento di successo, senza utilizzare alcuna metrica economica. E l’ha fatto con una chiarezza e sicurezza che raramente mi è capitato di osservare nel settore privato.

Qualche settimana fa ho letto “Turning the flywheel” e questa settimana ho letto “Good to Great and the Social Sector” di Jim Collins – entrambe sono brevi monografie, integrative al suo “Good to Great”: ho iniziato a farmi la cosiddetta “punta al cervello” per essere un po’ meno ignorante e un po’ più aperto riguardo a cosa potrebbe essere possibile fare in e per questi settori, prendendo spunto anche dalla mia esperienza nel settore privato.

Questi che seguono sono alcuni appunti sparsi iniziali di un tema ampio e complesso, non ho la pretesa di essere esaustivo, per il momento volevo fare alcune considerazioni su:

  • Input e output nei diversi settori
  • L’approccio alla misurazione
  • Il gap di interesse

Input, output e il problema della misura

Una prima considerazione riguardo a cosa rende i settori sociali diversi da quello privato è quello che entra e quello che esce. Nel settore privato, è facile: entrano soldi ed escono soldi.

Nei settori sociali entrano soldi ed esce…qualche forma di impatto sociale, magari a lungo termine? A monte della attività di queste organizzazioni non c’è quasi mai un ritorno economico, se c’è potrebbe non essere diretto o facilmente calcolabile nell’immediato.

Per questo, più spesso di quando vorremmo, i settori sociali vengono misurati solo sulla base di metriche di input: è come se una automobile venisse valutata solo in termini di quanto carburante contiene il serbatoio, e non di quanta strada ci permette di fare sulla base del suo consumo chilometrico.

E questo è un punto fondamentale: se misuriamo un settore solo e unicamente sulla base di quanto bene amministra le risorse in entrata, ci perdiamo tutti – giova ricordare che tutti, ma proprio tutti beneficiamo in qualche modo, direttamente o indirettamente, dell’opera di organizzazioni del settore sociale.

Scienziati e avvocati

Una bella analogia che fa Collins è sul tipo di approccio che si deve avere sulla misura dell’impatto: siamo abituati a fare gli scienziati, perché abbiamo i numeri. Tutte le teorie sulla misura della performance aziendale sono basate sul metodo empirico.

It doesn’t really matter whether you can quantify your results. What matters is that you rigorously assemble evidence—quantitative or qualitative—to track your progress. If the evidence is primarily qualitative, think like a trial lawyer assembling the combined body of evidence. If the evidence is primarily quantitative, then think of yourself as a laboratory scientist assembling and assessing the data.

Jim Collins — Good to Great and the Social Sectors

Nel momento in cui non abbiamo i numeri o il contesto di cui vogliamo misurare l’impatto è ambiguo, abbandoniamo in toto i tentativi di razionalità e misurazione: molti di noi, io in primis, perdono in toto l’interesse professionale per un intero e vasto settore.

Un suggerimento, in mancanza di metriche economiche o quantitative, è quello di comportarsi come una avvocato che deve difendere una tesi, letteralmente costruendo “un caso di successo”: è una operazione investigativa sicuramente più faticosa e meno lineare rispetto all’avere la “telemetria” standard dello scienziato, ma che ci mette in condizione di capire come misurare quello che troppo spesso viene ritenuto “non misurabile”.

Che c’entra agile?

Forse niente, soprattutto se dobbiamo creare un altro “brand” creato a tavolino, dopo “agile per l’hardware”, “agile per il marketing”, “agile per le agenzie creative” e via dicendo, con l’inevitabile risultato di re-inventare la ruota e sminuire sia il settore specifico che agile. No, decisamente non abbiamo bisogno di “agile per il sociale”.

Quello di cui abbiamo bisogno è di avvicinare le parti: da un lato professionisti come me che non hanno mai considerato questi settori come appetibili o interessanti, dall’altro professionisti che lavorano nei settori sociali e che probabilmente devono rendersi conto che probabilmente è molto più facile creare le proprie regole nel settore sociale piuttosto che applicare e replicare le regole del settore privato.

What matters is not finding the perfect indicator, but settling upon a consistent and intelligent method of assessing your output results, and then tracking your trajectory with rigor.

Jim Collins — Good to Great and the Social Sectors

Nelle prossime puntate…

Queste che ho illustrato erano alcune considerazioni iniziali e deliberatamente non esaustive. Lo studio approfondito del settore privato che Collins ha condotto in riferimento a “Good to great” non è stato ancora replicato per il settore sociale: siamo ancora lontani dalla validazione empirica di una teoria in questi settori, ma le osservazioni che derivano dagli studi in corso sono comunque molto utili.

Usando i principi delineati da Collins vorrei provare a filtrare quello che è possibile fare in questi termini:

  • In cosa privato e sociale si somigliano? In cosa differiscono?
  • Quali sono i “vantaggi competitivi” del sociale?
  • Un settore sociale o più settori sociali?
  • Si può costruire un “motore” economico e sociale?
  • Problemi globali, soluzioni locali?

Riferimenti

jimcollins.com

Turning the flywheel

Good to Great and the Social Sectors

Good to Great

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