La procrastinazione non è “perdere tempo”

Nel livestreaming di due giorni fa, sul tema del tempo perso e del tempo guadagnato, ho parlato di procrastinazione: un tema che non ho mai sentito vicino a me, forse perché associamo molto spesso la procrastinazione alla pigrizia, e decisamente non sono e non sono mai stato una persona pigra.

Approfondendo l’argomento, però, mi sono reso conto che la procrastinazione mi riguarda, anche se in una forma specifica. Ma prima di fare mea culpa, vado ad esaminare che cos’è la procrastinazione.

Innanzitutto, come spesso accade, siamo vittime del nostro stesso linguaggio e le associazioni che facciamo sono le seguenti

  • Procrastinazione = pigrizia
  • Procrastinazione = tempo perso

Dovremmo invece usare una definizione più corretta di procrastinazione, ovvero significa che abbiamo passato il nostro tempo a fare qualcosa che non era quello che avremmo dovuto fare. È un problema di focus che, come spesso succede, scambiamo per un problema di gestione del tempo.

Testa, cuore e mani sabotano la nostra concentrazione

Questo comportamento che ci fa sentire spesso in colpa ma che sembra impossibile da sradicare non ha una causa unica: esiste un modello testa-cuore-mani che ci offre alcune indicazioni utili sulle fonti della procrastinazione e su possibili contromisure per contrastarla.

Testa

Problema: non siamo convinti di quello che dovremmo fare.
Contromisura: costruire migliori incentivi.

Sviluppare migliori incentivi per sé stessi è un argomento vastissimo che non approfondirò in questo articolo.

Cuore

Problema: quello che dovremmo fare non ci piace.
Soluzione: rendere il lavoro più interessante.

Su questa fonte specifica di procrastinazione ho trovato invece alcuni “trucchi” più specifici, e ci sono due strade per rendere il lavoro interessante:

  1. Aumentare l’interesse relativo del lavoro
  2. Definire meglio il lavoro

Aumentare l’interesse relativo del lavoro, può essere fatto in tre modi:

  1. Riduci le attività troppo divertenti: siamo immersi da mille distrazioni e probabilmente il 99% di quello che ci circonda è o sembra più divertente rispetto a quello che dovremmo fare. Una dieta nei confronti di tutti questi stimoli ci può aiutare a riprendere in mano quello che dovremmo fare;
  2. Aumenta la noia: siamo intolleranti alla inattività, questo ci porta a fare sempre qualcosa. Introducendo di proposito momenti di noia saremmo più facilmente attratti da quello che dovremmo fare;
  3. Approfondire un argomento: scovare il più piccolo argomento, tra quello che dobbiamo affrontare, e dedicarsi in maniera molto approfondita in modo da creare una sorta di “effetto volano”.

Definire meglio il lavoro, può essere a sua volta fatto in tre modi:

  1. Chiarire il punto di partenza: molto spesso ci perdiamo a voler pensare “al tutto” e voler immaginare a tutti i costi un percorso completo, inclusivo di conclusione. Tutto questo ci fa “passare la voglia” e concentrarsi su come partire, anziché sul dove arrivare o sul “tutto”;
  2. Restringere i tempi dedicati ad una attività: sforzarsi per rendere il lavoro qualcosa di fattibile in “sprint” di 5-15 minuti, almeno per iniziare;
  3. Fallo male apposta: e qui cade l’asino (ovvero io), questa è la mia kryptonite, ovvero arrivare a non fare mai qualcosa perché non soddisfa gli standard qualitativi che ci siamo imposti. Qui occorre fare l’esercizio difficilissimo di fare qualcosa male piuttosto che non farlo.

Mano

Problema: abilità percepite.
Soluzione: inizia ad imparare qualcosa.

Potrebbe esserci la testa (siamo convinti di quello che dobbiamo fare), potrebbe esserci il cuore (ci piace quello che dobbiamo fare) ma ancora potremmo essere esposti alla terza fonte di procrastinazione, la mano.

Significa che stiamo evitando di fare quello che dovremmo fare per un problema di abilità percepite: pensiamo di non essere in grado di farlo e quindi rimandiamo l’attività all’infinito.

La soluzione in questo caso è iniziare a imparare quello che ti serve, magari adottando alcune delle tecniche relative a testa e cuore di cui sopra: quello dell’auto-apprendimento è un argomento che mi sta a cuore ma è anch’esso, come quello degli incentivi di cui sopra, molto vasto, che per il momento non approfondirò.

Le procrastinazioni non sono tutte uguali

Ricapitolando:

  • La procrastinazione non è pigrizia
  • La procrastinazione non ha a che fare con la gestione del tempo
  • Conoscere la tua fonte procrastinazione principale ti aiuta a vincerla

Che tu sia o non sia un procrastinatore, spero che questo riassunto ti sia stato utile: io, per combattere la mia specifica forma di procrastinazione, legata al perfezionismo, sto cercando di scrivere regolarmente 4 articoli al mese sul mio blog.

Non sono perfetti, non sono consistenti come qualità, mi sto sforzando per fare disegni brutti apposta, ma il desiderio di perfezione mi ha impedito di scrivere per anni (non esagero: anni): se vuoi ricevere i miei articoli via email, puoi iscriverti qui sotto.

Questo è l’icona del bianconiglio che ho escogitato per ricordarmi di non prendere tangenti e “perdere tempo” quando scrivo, parlo o disegno

Riferimenti

Inside the mind of a master procrastinator

Why procrastination is about managing emotions, not time

How to be more productive without forcing yourself

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