Coltivare orti, narrativi, online

Quest’anno ho fatto diversi esperimenti di scrittura, oppure formalizzato e osservato con attenzione come stavo scrivendo, cercando spunti e osservando anche come gli altri scrivono online.

“Dovresti fare un podcast!”
“Perché non fai dei video di graphic recording?”


Mi piacerebbe, ci ho provato, quelli sono esperimenti che non hanno nemmeno visto la luce del sole. Per il momento scrivo, che è la cosa che credo mi riesca meglio e su cui sto investendo attivamente.

Questa è una carrellata di orti narrativi online che sto coltivando in modo diverso — più alcuni che ho deciso di abbandonare o tenere in animazione sospesa.

Dispaccio Elettronico

È una newsletter ad assetto e cadenza variabile che scrivo dal 2015, before newsletters were cool. Ha solo 91 iscritti. Il suo scopo è stato spesso quello di condividere link a cose interessanti varie ed eventuali che raccoglievo in giro

Quando mi sentivo ispirato oltre a valanghe di link ho condiviso anche pezzi scritti di mio pugno: questo formato composto da articolo mensile + selezione di link lo manterrò (credo, spero). È possibile che alcuni di questi articoli faranno il salto su questo sito.

Quest’anno mi sono dato l’obiettivo di mantenere una cadenza mensile, e ci sono riuscito:

Tenete d’occhio Dispaccio Elettronico se avete voglia di un certo grado di casualità ed entropia e di idee cucinate a metà.

agile monocle

È una newsletter “di lavoro”, in cui parlo di temi professionali. È in inglese. È organizzata a stagioni ed episodi. La prima stagione è durata 7 settimane, con un episodio tematico settimanale. Qui è dove sperimento la scrittura in time-boxing, pianificando in anticipo temi, durata e formato, dandomi vincoli per riuscire ad essere prolifico. Sbagliare di più e imparare più in fretta, insomma.

Così come Dispaccio Elettronico, agile monocle è dove nascono idee che magari durano il tempo di una settimana, muoiono ma forse sono destinate a diventare altro.

Sto mettendo in fila i potenziali argomenti per la seconda stagione, quindi se volete tenere d’occhio anche questo esperimento narrativo, iscrivetevi qui.

Le newsletter, in generale

Le newsletter sono cose “buffe”: vecchie, antiquate, limitate, anacronistiche. Eppure stanno vivendo una rinascita. Già da diversi anni il numero di newsletter che seguo ha superato, e non di poco, il numero di feed RSS che seguo. Già, i feed RSS: te li ricordi? No? Ecco, poi un giorno ne riparliamo. Nel frattempo sulle newsletter ti consiglio queste riflessioni:

“What really excites me about the sudden popularity of newsletters is that it shows us how people desperately want this kind of writing still. They value the web in the same way that I do. What this also shows me is that we haven’t given everything up to social networks yet. This makes me hopeful…because the web is still unfinished and there’s so much work left to do.”

Robin Rendle

LinkedIn

Ho chiuso l’anno scrivendo un articolo su LinkedIn dal titolo “2021: Fuga da Linkedin(?)”.

Così come PowerPoint viene progettato come se fosse un word processor, e quindi viene usato com Word, LinkedIn si è trasformato rapidamente in Facebook, e viene usato come Facebook: un network professionale, certo (forse?), ma che premia la performance virale, quella che nello specifico viene chiamata “performative professionalism”.

L’introduzione delle “reaction” e delle “story” non hanno fatto altro che sancire la definitiva resa alle logiche algoritmiche, e i nostri comportamenti hanno seguito questa logica di conseguenza. Di nuovo: se assomiglia a Facebook, ci comporteremo come su Facebook.

Niente di male nel “farsi belli” e nel promuoversi, ma se LinkedIn diventa solo e unicamente questo, con tutte le esagerazioni ed esasperazioni del caso, spesso sotto forma di post e articoli senza capo né coda, falsi, copia&incollati da altri, senza citazione di fonti, rivendico il mio diritto di “scendere dal tram”.

2021: Fuga da LinkedIn(?)

LinkedIn è un posto dove ho sperimentato la scrittura di articoli e pensieri lavorativi per diverso tempo, complice anche una certa efficacia e cassa di risonanza che si può ottenere — pochissime persone scrivono su LinkedIn e l’algoritmo premia tantissimo quelli che lo fanno ma in poco tempo questo algoritmo ha iniziato inevitabilmente ad essere usato allo scopo di produrre delle catene di Sant’Antonio più, ma frequentemente sempre meno, professionali.

LinkedIn non è “casa mia” e lo è sempre meno, anche professionalmente: resta il posto dove mi trovate e mi potete contattare, ma non sono intenzionato ad avere una porzione del mio orto editoriale dedicato a questa piattaforma nel corso del 2021.

Questo sito

Esiste probabilmente da almeno una dozzina di anni. Ha cambiato forma, colore e contenuto innumerevoli volte. C’è stato un periodo in cui ci scrivevo anche 20-30 post al mese (!). È stato vittima dei social media prima, di piattaforme di blogging alternative, delle newsletter, della mia mancanza di avere cose da dire (o di volerle dire).

Ora, come spesso capita, ho fatto il giro completo e sono tornato a casa. L’ho rimesso in sesto, non è una capolavoro architettonico, ma almeno sta in piedi, accoglie, non è abbandonato.

Ci sono cose personali, ci sono cose professionali. È “best practice”? Non lo so, rivendico il diritto a mostrarmi come un essere umano. Il work-life balance lo lascio agli equilibristi.

Rispetto all’utilizzo che faccio del mio “orto narrativo”, questo sito sarà la serra dove trapianterò gli esperimenti — a mio insindacabile giudizio, sia ben chiaro — meglio riusciti, il distillato di idee e articoli che hanno avuto una vita altrove.


“E Twitter? E TikTok?”
“Riesci a dirlo in 280 caratteri? E in 20? Due monosillabi? Un cenno di sopracciglio?”

Sono uno che nel 2020 ancora ricorda e utilizza gli RSS, e che segue più di cinquanta newsletter. Vorrei solo rivendicare la mia capacità e necessità di esprimermi nella maniera che mi riesce meglio: che è lenta, tendenzialmente articolata, sicuramente riflessiva, costante e ultimamente pure deliberatamente sperimentale.

Quindi ho ripreso a scrivere tanto, male, di cose diverse, anche in una lingua che non è la mia. È “best practice” avere 4 o 5 posti diversi in cui scrivi? Ha ancora senso scrivere cose “mediamente lunghe”? Ma cos’è una “best practice” di scrittura, nel 2020, in cui puoi scrivere di qualsiasi cosa e qualcuno interessato lo trovi?

Questi sono orti, non giardini da competizione, scusate apprezzate il disordine.


Immagine di testata: la penna elettrica di Edison.

Pubblicato da Davide Tarasconi

I learn, write, speak, consult, teach, coach about organizations, people, projects and products • Also on: http://agilemonocle.substack.com & http://dispaccioelettronico.substack.com

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